Dal XIV secolo ai giorni nostri
Come ha fatto rilevare soprattutto il Rohlfs, l'area occupata in tutto o in parte dai grecofoni nel XIV secolo si estendeva senza soluzione di continuità su tutto il territorio compreso tra Otranto e Gallipoli e presentava un'altra isola grecofona ancora più a sud avente come centro Casarano. Non è da escludere l'esistenza in quel periodo di un'altra isola linguistica con centro Alessano, nell'estremo sud della Penisola Salentina.
Se seguiamo le vicende della Chiesa di rito greco nel Salento noteremo che grandissima era la diffusione di detto rito per tutto il '400. Due celebrati centri di cultura greca esistevano a Otranto, presso il monastero di San Nicolò di Casole, ed a Nardò.
Il grande umanista salentino Antonio de Ferrariis, detto il Galatéo perchè nativo di Galatone, parlando nella sua opera "De situ Japigiae" del monastero di San Nicolò di Casole, riferisce che ivi convivevano moltissimi monaci di San Basilio, tutti degni di venerazione, tutti dotti nelle Lettere greche e molti anche in quelle latine.
Aggiunge, inoltre, che chiunque desiderava istruirsi nelle Lettere greche era qui gratuitamente alloggiato e nutrito.
A proposito di Nardò riferisce che in quella Città vi era stato un Ginnasio greco così famoso che, quando i Greci del Salento volevano lodare le Lettere greche, affermavano che esse erano neretime e tanto celebrata era la dottrina dei suoi maestri che da tutte le province del Regno di Napoli si accorreva a Nardò e per lo studio del Greco e per la correzione di testi greci. Soprattutto da questi due centri provenivano i testi sacri utilizzati per il rito dai sacerdoti greci e gran parte dei 152 codici esistenti nelle più antiche biblioteche italiane ed europee, come riferisce Marco Petta in un recente studio dedicato a questo argomento.
Dalla lettura della citata opera del Galatéo, e non solo da essa, emerge anche l'orgogliosa consapevolezza che gli Italo-Greci del Salento hanno della nobiltà della loro origine che è autonoma e risale ai remotissimi tempi dei miti omerici.
In altre parole, i dotti greci d'Italia si consideravano non meno Greci degli stessi Ateniesi. "Nec pudet nos generis nostri. Graeci sumus et hoc nobis gloriae accedit" (E non ci vergogniamo della nostra origine. Siamo Greci e ciò torna a nostra gloria).
Altrove, citando Platone, il Galatéo ringrazia Dio di essere nato uomo, non bestia; maschio, non femmina; Greco, non Barbaro. Lo storico del grecismo italiano, Jules Gay, considera la conservazione della Lingua greca e del rito greco presso i Greci di Terra d'Otranto "un esempio di singolare potenza della tradizione".
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Lo Storico greco Zacharia N. Tsirpanlis in una comunicazione ad un Convegno del 1969, riferisce che il Salento per molti secoli dopo la fine del dominio Bizantino in Italia "conobbe una fioritura prodigiosa della vita monastica e delle lettere umanistiche e che, nonostante la distruzione del monastero di San Nicolò di Casole da parte dei Turchi nel 1480, l'attività civilizzatrice del clero greco, benchè duramente colpita, tuttavia non si estinse, come testimoniano molti documenti del successivo XVI secolo, che viene considerato come il periodo decisivo per l'esistenza del rito greco nell'Italia Meridionale". Ai tempi del Galatéo, vissuto tra il 1444 ed il 1517, ben 14 erano i centri abitati, nella sola diocesi di Nardò, di rito greco e con popolazione greca, mentre un secolo prima, nel 1373-74, nella stessa diocesi ve ne erano ben 30, tra i quali: Casarano Inferiore (o Casaranello), Felline, Sedi, Neviano, Aradeo, Noha, Casarano Superiore (con popolazione mista di Latini e Greci), Santa Maria al Bagno, Sannicola, Collemeto, Porto Cesareo, Tuglie, Parabita, Matino, Melissano e Copertino, come afferma Jules Gay nelle sue Notes sur la conservation du rite grec dans la Calabre et la Terre l'Otrante au XIV siècle pubblicate in Byzantiische Zeitschrift, 4 (1895), 64 - 65. Benchè queste notizie che citano anche molte altre località oggi scomparse non siano da considerarsi del tutto precise, tuttavia esse danno l'idea della progressiva riduzione della presenza greca nel Salento, e permettono anche di comprendere come solo da un ambiente profondamente permeato dalla cultura greca poteva nascere una personalità eccezionale come quella del Galatéo.
Più forte e più profondamente radicato è l'elemento greco nell'archidiocesi di Otranto. Nella stessa città di Otranto, la cui sede arcivescovile era passata al rito latino dopo la conquista normanna, in tre chiese si conservò il rito greco fino al 1684. A Galatina, il rito greco, dato per estinto fin dal 1507, in conseguenza dell'ostilità contro i Greci avviata da Raimondello del Balzo Orsii e proseguita dai suoi successori, è ben vivo ancora nella seconda metà del XVI secolo.
Dalla visita apostolica dell'arcivescovo di Otranto, Lucio de Morra (1606 - 1623), si può desumere l'esistenza di ecclesiastici greci in 13 paesi della diocesi di Otranto.
A Corigliano d'Otranto vi erano 8 sacerdoti greci quasi tutti ammogliati. Con la morte di Antonio Indrii nel 1683 si estinse il rito greco in questo Comune.
A Giurdignano vi erano 4 sacerdoti greci.
Così a Muro Leccese ed a Giuggianello, pur in assenza di famiglie greche, vi erano, tuttavia, sacerdoti greci. Assai interessante sarebbe poter accertare i criteri in base ai quali si stabiliva la nazionalità delle famiglie.
Con ogni probabilità, gli abitanti bilingui erano considerati senz'altro latini, così come in tempi più recenti i censimenti fatti eseguire dallo Stato Italiano non hanno mai voluto accertare la presenza dei grecofoni, neppure a fini statistici, nel territorio nazionale.
A Melpignano vivevano nel XV secolo i sacerdoti greci Antonio (1448) e Roberto (1495) Maiorano compilatori di due Codici greci contenenti opere di Aristotele.
Alla stessa famiglia appartenne Nicola Maiorano, bibliotecario greco della Vaticana e poi vescovo di Molfetta (1553 - 1566). Sempre a Melpignano, agli inizi del '600 il clero greco della chiesa di San Nicola era costituito da 5 sacerdoti, tutti ammogliati. A Martano, così ricca di toponimi greci, si enumerano 10 chiese greche dedicate alla Santissima Trinità, a Santa Sofia, San Nicola, Santa Maria di Costantinopoli, Santa Lucia, San Giorgio, San Biagio, Santo Stefano, alla Madonna della Candelora (nella cui ricorrenza ha luogo tuttora un'importante fiera) ed a San Teodoro. Vi si cita il nome di 4 sacerdoti greci, tutti sposati. Sempre a Martano, in via Terra, su un'architrave della casa dei Marcucci si legge un'iscrizione greca datata 1571 il cui testo lascia presumere che vi abitò un sacerdote greco.
A Castrignano, non casualmente detto dei Greci, vivevano 9 sacerdoti di rito greco.
A Calimera ne risultarono 12, quasi tutti sposati.
A Martignano visse il sacerdote greco Natalio Marso che il 4 Dicembre del 1579 portò a termine la copia del Codice greco 41 E 49 della Biblioteca Corsiniana, presso l'Accademia dei Lincei a Roma. Sempre a Martignano vivevano altri 10 ecclesiastici greci. Negli stessi anni esistevano in questo Comune chiese dedicate a San Giorgio, San Nicola, ai Santi Sergio e Bacco ed alla Candelora.
Originario di Sternatia è il sacerdote Angelo Costantino, copista di due Codici contenenti l'uno la Retorica di Aristotele, l'altro le Questioni di Alessandro di Afrodisia. La visita dell'arcivescovo Morra rileva a Sternatia la presenza di 11 ecclesiastici greci. Qui le chiese greche erano 5, dedicate a San Nicola, Santa Maria della Candelora, San Luca e Santo Stefano, più altre 5 fuori dall'abitato. A Zollino erano presenti 5 ecclesiastici greci ed il rito greco si conservò sino al 1688.
Sempre dalla visita del Morra, risulta che a Soleto esistevano 500 famiglie greche con 22 ecclesiastici di rito greco dei quali 14 sacerdoti, 1 diacono e 7 chierici. 16 di essi erano ammogliati, 2 celibi e 4 vedovi.
Anche a Cursi, dove si è parlato il Griko sino agli inizi dell'Ottocento, ai tempi del Morra vi erano 160 famiglie greche e 5 ecclesiastici greci tutti sposati.
Dalla visita del Morra risulta, quindi, che i sacerdoti greci nell'archidiocesi di Otranto intorno al 1607 erano pressappoco un'ottantina. Un'altra notizia riferita dal Rodotà informa che nel 1584, su iniziativa dell'arcivescovo Corderos, si riuniva ad Otranto un sinodo di sacerdoti greci cui presero parte ben 200 rappresentanti del clero greco dell'archidiocesi di Otranto. In quell'occasione l'arciprete di Soleto, Antonio Arcudi, assunse ufficialmente l'incarico di comporre il Nèon Anthologhion, cioè un breviario che, per motivi di praticità, riunisse in un unico volume tutti i libri liturgici greci. L'iniziativa, in verità, non partiva dall'arcivescovo di Otranto Corderos, ma dalla Congregazione dei Greci in Roma che l'aveva adottata col consenso del Santo Padre anche in vista dell'attività che la Commissione de Propaganda Fide si proponeva di svolgere nei territori greci tenuti dalla Repubblica di Venezia.
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Dopo la distruzione del monastero di San Nicolò di Casole e la chiusura del Ginnasio Greco di Nardò, l'applicazione delle risoluzioni adottate dal Concilio di Trento per combattere lo scisma protestante finì con l'avere conseguenze nefaste sulla conservazione del rito greco in Terra d'Otranto. Non casualmente, cento anni dopo il sinodo tridentino non vi è più traccia di sacerdoti greci nel Salento. Laddove non bastarono le pressioni dell'autorità ecclesiastica per il passaggio al rito latino, intervennero iniziative più drastiche. Se consideriamo che i sacerdoti costituivano l'intellighentzia della popolazione grecofona, ci rendiamo conto della rudezza del colpo arrecato alla sopravvivenza culturale di quelle comunità.
Solo le condizioni socio economiche di un assetto produttivo caratterizzato dall'autarchia agricola e da una produzione artigianale mirante a soddisfare le esigenze del mondo contadino, unite all'attaccamento profondo alla tradizione, consentono e spiegano la sopravvivenza dell'isola grecofona del Salento. La scarsità di contatti col mondo esterno, le difficoltà delle comunicazioni, la tendenza ai matrimoni tra grecofoni, la solidarietà reciproca, hanno favorito fino a 60 anni fa la conservazione del patrimonio culturale griko e soprattutto la Lingua.
Negli ultimi decenni, però, quelle condizioni sono profondamente mutate. Già dopo la prima Guerra Mondiale s'è accelerato il passaggio da un'economia autarchica di sopravvivenza ad un'economia diretta a soddisfare il mercato, i rapporti con l'ambiente non Griko si sono moltiplicati, la tendenza ad evadere dalla condizione misera del bracciante agricolo, la scolarizzazione di massa, l'azione corrosiva e disintegrante di un personale insegnante estraneo e generalmente ostile ad una cultura di cui non comprende il codice di decifrazione, cioè la lingua, l'azione livellatrice e massificatrice che tende a cancellare tutte le culture locali, la consapevolezza sempre più manifesta che la conoscenza del solo Griko conduce all'isolamento ed alla ghettizzazione, tutti questi elementi hanno indotto alla fuga verso il dialetto leccese e verso l'Italiano dei massmedia. Il Griko è rimasto come strumento di comunicazione tra gli ultra cinquantenm, mentre le giovani generazioni, i genitori di oggi, non solo non lo parlano, ma spesso non lo capiscono. Si è creato, cioè, un vuoto, una frattura generazionale che pregiudica in modo gravissimo la sopravvivenza dell'isola linguistica greca del Salento.
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Negli ultimi vent'anni la consapevolezza di questo pericolo ha destato in una cerchia sempre più ampia di grecofoni colti il desiderio di contrastare in ogni modo la minaccia che incombe sui Comuni grecofoni del Salento. È divenuta perciò sempre più insistente e sentita l'azione volta a rivalutare culturalmente e socialmente la conoscenza del Griko. Vi sono tentativi più o meno riusciti di introdurre il Griko e le tradizioni locali nelle attività elettive della scuola dell'obbligo. La recente legge di tutela delle minoranze linguistiche-storiche faciliterà enormemente tali tentativi. Non mancano iniziative di private associazioni che fanno rivivere nelle ricorrenze religiose e civili i canti e le costumanze del nostro passato.
Per dimostrare a tutta la popolazione locale che il Griko, lungi dal condurre all'isolamento, può, invece, aprirci la via alla comprensione diretta ed immediata della realtà del vicino popolo greco, sono stati avviati - a cura del Distretto scolastico e del CRSEC di Martano, con l'aiuto del Ministero Ellenico alla Pubblica Istruzione e culto e la collaborazione delle scuole del territorio - già da sei anni i corsi comparativi di Grico-neogreco per alunni e per docenti e sono stati intensificati gli scambi culturali con la Grecìa.
Tutto il materiale per la realizzazione di questa sezione è stato tratto da
by Regione Puglia - Assessorato Agricoltura Foreste Caccia e Pesca - Ufficio di Sviluppo Agricolo e dagli realizzati dal Consorzio dei Comuni della Grecìa Salentina.